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Itinerari e Turismo - Fiori e Piante della Salute
Fiori e Piante della Salute
da Paolo Crosa Lenz - Valle Strona Sentieri nella storia e nella naturaAlberti editore 2000
Per filtrare il latte dalle impurità, i pastori di Valle Strona deponevano sul fondo di un recipiente di legno con foro un'erba particolare, il Lycopodiurn annotinum, chiamato in dialetto la "braga 'd l'ors" per le sue ramificazioni.
E uno dei tanti usi delle erbe e dei fiori spontanei che la cultura contadina di montagna elaborò nel tempo. L'uso delle erbe officinali nella farmacopea popolare è il frutto di osservazioni secolari tramandate di generazione in generazione; in particolare dall'osservazione attenta degli animali che scartano dal foraggio le erbe tossiche. Un sapere acquisito da un contatto diretto e continuo con l'ambiente naturale.
E uno dei tanti usi delle erbe e dei fiori spontanei che la cultura contadina di montagna elaborò nel tempo. L'uso delle erbe officinali nella farmacopea popolare è il frutto di osservazioni secolari tramandate di generazione in generazione; in particolare dall'osservazione attenta degli animali che scartano dal foraggio le erbe tossiche. Un sapere acquisito da un contatto diretto e continuo con l'ambiente naturale.
Negli anni '50 Caterina Bensi Chiovenda compì una ricerca sistematica sulle erbe officinali della Valle Strona e individuò 24 specie considerate tipiche nella farmacopea popolare locale.
L'Asplenium tricornanes era impiegato per preparare decotti contro i pidocchi, mentre il Polystichurn filixmas veniva impiegato come vermifugo e il Polipodium vulgare come lassativo.
Le ferite da taglio erano frequenti durante lo sfalcio dei prati o la raccolta dell'erba selvatica; così le foglie della Piguicula vulgaris ("erba dal mal dal tai") erano impiegate come cicatrizzante, mentre il decotto di foglie di ortica era un valido antiemorragico oppure le foglie fresche dell'erba stella ("umbrellin") venivano applicate sulle ferite per fermare il sangue.
Il tallo dei licheni frutticosi veniva impiegato in decotto contro la tosse, mentre il rizoma della felce maschia veniva bollito a lungo e diventava un efficace vermifugo.
Il Timo ("sacrengia") veniva tritato e dato alle pecore in sostituzione del sale che lo apprezzavano anche per gli olii essenziali contenuti.
L'Asplenium tricornanes era impiegato per preparare decotti contro i pidocchi, mentre il Polystichurn filixmas veniva impiegato come vermifugo e il Polipodium vulgare come lassativo.
Le ferite da taglio erano frequenti durante lo sfalcio dei prati o la raccolta dell'erba selvatica; così le foglie della Piguicula vulgaris ("erba dal mal dal tai") erano impiegate come cicatrizzante, mentre il decotto di foglie di ortica era un valido antiemorragico oppure le foglie fresche dell'erba stella ("umbrellin") venivano applicate sulle ferite per fermare il sangue.
Il tallo dei licheni frutticosi veniva impiegato in decotto contro la tosse, mentre il rizoma della felce maschia veniva bollito a lungo e diventava un efficace vermifugo.
Il Timo ("sacrengia") veniva tritato e dato alle pecore in sostituzione del sale che lo apprezzavano anche per gli olii essenziali contenuti.
Numerose erano anche le erbe impiegate per ottenere amari e liquori: un digestivo era ottenuto con le radici della Genziana e della Genzianella che venivano macerate nel vino bianco; i fiori bianchi dell'Achillea macrophylla ("erba fernet") davano vita ad un decotto amaro e digestivo, mentre le piantine di Genepì, in infuso con alcool, davano un liquore forte e amaro.


